Il sommergibile Ictineo

ictineo_1Nella storia, il sommergibile ICTINEO del catalano Narcìs Monturiol, anche se dai più quasi ignorato, costituisce sicuramente una realizzazione eccezionale. Innanzi tutto non venne ideato e costruito (1864) per fini bellici, ma per evitare i pericoli connessi con la pesca del corallo effettuata, a quei tempi, in apnea a rilevanti profondità; infatti, per mezzo d’un braccio articolato manovrato dall’interno, era previsto staccare e raccogliere i preziosi rametti.

“Ovviamente” né questo intento umanitario, né la possibilità offerta di osservare i fondali (era munito di una piccola torretta, robusti oblò e potenti fari), destarono interesse nelle autorità, che, non fornendo alcuna prospettiva di sostegno, provocarono il fallimento dell’impresa e la vendita alla rottamazione del prototipo da parte dei creditori nel 1868.

ictineo_3Eccezionali, anzi avveniristiche, erano pure le soluzioni tecniche racchiuse nel progetto di Monturiol, tanto che per molte di esse ci vollero decenni prima che venissero reinventate ed applicate: basterebbe considerare il motore anaerobico!

Si voglia infatti rammentare che i tentativi pionieristici precedenti (p.e. Fulton, Bauer, Hunley) prevedevano semplici scafi simili a quelli dei battelli di superficie, pertanto di assai scarso rendimento nella navigazione subacquea; inoltre essi erano propulsi dalla forza umana, cioè dall’equipaggio che faceva girare l’asse d’un’elica con una velocità massima, quindi, d’un paio di nodi che li rendeva succubi delle più deboli correnti; l’immersione (limitata a poco sotto il pelo dell’acqua) e l’emersione, avvenivano caricando o scaricando l’acqua di mare con pompe a mano in alcuni barili situati all’interno dell’unico scafo; non esistendo possibilità di ricambio d’aria, l’autonomia in immersione era molto limitata, dovendo ben presto riemergere per evitare l’asfissia dell’equipaggio.

L’ICTINEO, invece, aveva un doppio scafo dalle linee avveniristicamente idrodinamiche, in legno d’olivo, di cui quello interno, stagno e resistente, coperto d’una lamiera di rame da due millimetri; fra i due scafi erano alloggiati due serbatoi per lato riempibili con l’acqua di mare, che venivano poi svuotati con aria compressa; la propulsione era assicurata da una macchina a vapore appositamente dimensionata, in cui il vapore ad alta pressione era generato da un motore anaerobico a perossido di manganese, zinco e clorato di potassio, in cui il gas di scarico era costituito da ossigeno puro che veniva utilizzato a sua volta per mantenere respirabile l’aria (oltre a filtri a calce); questo battello non navigava immerso a pochi metri dal pelo dell’acqua, a un paio di nodi e per brevissimi periodi, ma diede prova di poter navigare per sei o sette ore ad una trentina di metri di profondità ad una velocità anche di cinque nodi. Per ottenere simili prestazioni e dopo l’esperienza negativa del contemporaneo francese Plongeur (con motore ad aria compressa), si dovranno attendere circa altri venti o trent’anni, cioè sino alla comparsa di sommergibili bellici assai più grandi, tutti in metallo e con motori a scoppio ed elettrici.

ictineo_4Il primo sottomarino che concettualmente presenti soluzioni di progetto, specialmente circa idrodinamica e propulsione, simili a quelle adottate nell’ICTINEO, è il tedesco (sperimentale) V80 dell’ingegnere Hellmuth Walter, che nel 1940 fu ammirato ma ritenuto tanto rivoluzionario da richiedere tre anni perchè venisse accettato dai pur tecnologicamente assai avanzati ambienti della marina germanica (e, dopo la guerra, dai vincitori). Vale forse la pena di rilevare che Monturiol e Walter non erano uomini di mare influenzati da teorie e tradizioni consolidate nel settore, ma scienziati puri d’altra estrazione.

Posted on: 13/05/2009, by : admin