La storia della clessidra

Dai grandi cicli della vita e delle stagioni all’altalenarsi del giorno e della notte, dallo scorrere delle ore e dei secondi fino ai microritmi del respiro e del battito cardiaco, tutta la vita umana è attorniata dallo scandire del tempo. E quindi tutta la storia dell’umanità  può essere scritta come la storia della percezione del tempo e della sua capacità di misurarlo.

Anche la storia della scienza è scandita dai progressi delle misure e quelle del tempo sono le più precise in assoluto.

 Lo strumento più utilizzato già dagli Egizi per la misurazione del tempo era la clessidra.

La clessidra, originariamente ad acqua, era costituita da un semplice recipiente di vetro recante un foro nel fondo, attraverso il quale l’acqua defluiva verso un altro recipiente, determinando così il trascorrere del tempo.

Fu proprio grazie all’invenzione delle clessidre che divenne possibile la misurazione dell’ora siderale e di conseguenza la nascita dell’astronomia.

La più antica clessidra egiziana a deflusso è probabilmente quella costruita intorno al 1400 a.C. per Amenophi III ed attualmente conservata al Museo del Cairo.

Il termine clessidra deriva dalle parole greche “kléptù” (io rubo) ed “hydùr” (acqua); e furono proprio i greci a portare la clessidra ad acqua ad un alto grado di perfezione. I greci impiegavano le clessidre in astronomia per calcolare i diametri apparenti del sole e della luna in base alla misura dei loro tempi di passaggio da un’estremità all’altra rispetto ad un’unica linea di visuale.

Le clessidre a polvere sono molto più recenti di quelle ad acqua; l’orologio a sabbia, chamato ampolletta, fu utilizzato nel Medioevo. Si trattava di un affascinante strumento che sfruttava la caduta di polveri di marco o di gusci d’uovo triturati e setacciati.

Gli orologi a sabbia furono usati per molti secoli principalmente per segnare una porzione di tempo limitato; soprattutto segnavano il tempo dello studio e dell’insegnamento, servivano nei conventi per scandire i tempi della preghiera e nelle chiese per controllare la durata delle prediche.

Ma è nel contesto della navigazione che la clessidra ha ricoperto un ruolo fondamentale.

Preferita all’orologio solare, la clessidra per secoli ha continuato a scandire tutte le attività lavorative che si svolgevano a bordo delle navi, anche dopo l’apparizione dell’orologio meccanico. Le ragioni di tale preferenza sono molteplici: innanzitutto le ampolle davano la possibilità di vedere e di predeterminare il tempo trascorso e quello ancora da scorrere; in secondo luogo non erano minacciate dagli agenti atmosferici come invece lo erano gli orologi meccanici, per i cui materiali la ruggine e la salsedine costituivano una minaccia decisamente seria; ed inoltre erano molto deleteri per i loro meccanismi anche il rollio ed il beccheggio dello scafo, per non parlare poi delle tempeste o delle bordate.

Gli orologi da mezz’ora sono stati i più utilizzati a bordo delle navi addirittura fino alla metà del XIX secolo; erano infatti essi che scandivano i turni di guardia del marinaio. I cambi dei turni di guardia, della durata di quattro ore, venivano segnalati da quattro doppi rintocchi di campana, corrispondenti allo svuotamento di otto ampolle da mezz’ora.

Anche nelle navigazioni di Cristoforo Colombo fu immancabilmente presente la clessidra.

Il 13 dicembre 1492, giorno di Santa Lucia, Colombo, che aveva con sè molte ampollette da mezz’ora ciascuna, annotà nel suo giornale di bordo come l’orologio a polvere dal crepuscolo all’alba si fosse vuotato venti volte, misurando una notte da dieci ore.

Altre clessidre di più breve durata, 15 o 30 secondi, erano associate all’uso del solcometro a barchetta, una lunga sagola munita di nodi ad intervalli regolari che veniva rilasciata a poppa della nave e terminante con una tavoletta di legno chiamata appunto barchetta. Questo strumento consentiva di calcolare la velocità della nave in ragione della lunghezza filata nei 15  o 30 secondi cronometrati con la clessidra.

Le clessidre nel corso dei secoli hanno ampiamente adempiuto ai loro compiti, ma non sono mai riuscite a calcolare la longitudine. Solo il cronometro di marina ed il suo progressivo perfezionamento hanno consentito la soluzione del problema nella seconda metà deò XVIII secolo.

Interessanti notizie e curiosità sull’utilizzo delle clessidre in marina possono essere trovate nel libro di Ernst Junger ” Il libro dell’orologio a polvere”, dove sono descritte numerose tipologie di orologi a sabbia della durata di mezz’ora, un’ora, tre e dodici ore.

Posted on: 22/01/2010, by : admin