Circolo Del Remo E Della Vela Italia

Questo sabato sbarchiamo in Campania e siamo lieti di presentarvi il Circolo Del Remo E Della Vela Italia

Storia

Ancora nell’Ottocento, nella zona di Santa Lucia, il mare, poi sciaguratamente coperto, si internava disegnando un’ansa sotto l’acropoli greca, il Monte Echia. Schierati sul lungomare dell’attuale via Partenope, o prossimi ad essere costruiti, i grandi alberghi si affacciavano sopra stabilimenti balneari poggianti su palafitte immerse in acqua cristallina. Senza distinzione fra nobiltà ed alta borghesia, il modello virile più coltivato dai cittadini era quello del gentleman, il che significa anche uomo praticante gli sports nell’ambito di gelosi sodalizi virili.

Nel 1889, il 20 novembre, un gruppo di gentlemen di questo tipo si costituì in Club,la Canottieri Italia; di li a poco, la sede definitiva e attuale fu nel porticciuolo di Santa Lucia, e se al Circolo tutt’ora appartiene si deve alla munificenza di uno dei fondatori, l’ingegnere Ascarelli. Nello stile, sempre inglese, dell’understatement, la semplicità di tale sede era inversamente proporzionale alla raffinatezza d’animo e di vita dei fondatori: molti dei loro discendenti si onorano a tutt’oggi, se pure siano stati costretti a trasferirsi altrove, della qualifica di socio. Pure nei tempi attuali, per quanto si sia profondamente e gradatamente modificato, l’edificio che ospita il Circolo Italia del Remo e della Vela, così denominato dal 1946 a seguito della fusione con un ragguardevole club di velisti, è il più piccolo e il più modesto di tutti quelli ove hanno dimora altri circoli napoletani.

I locali sono sì comodi e piacevoli, ma l’arredo principale ne sono i ricordi sportivi e sociali: tanti ch’essi non bastano ad accoglierli. Dal punto di vista sociale, a onta delle immense svolte epocali, l’Italia resta il più prestigioso fra i circoli napoletani, uno dei più prestigiosi fra quelli italiani, proprio a causa di tale sua elegante semplicità, alla quale direttamente corrisponde uno spirito cameratesco, con una vena di aristocratica natura da scugnizzo, che lega fra loro i soci più fedeli. Dal punto di vista sportivo, il termine understatement si attaglia perfettamente all’Italia. Modesti mezzi tecnici, artigianali, quasi paternalistici, i metodi di istruzione degli allievi, affidati a una serie di mitici marinai che di generazione in generazione se ne sono tramandati i segreti, sotto l’occhio ora vigile ora complice dei Consiglieri deputati all’attività sportiva. Ma a ciò si uniscono la fantasia, lo spirito di competizione e d’intraprendenza, l’orgoglio del Napoletano, provengano essi dal popolo dei “luciani”, dalla borghesia delle professioni, dall’aristocrazia del sangue.

Così l’Italia è sempre stato in prima linea nelle competizioni a livello mondiale: e quando all’elitario modello universitario inglese del canottiere s’è aggiunto quello più individualista ma non più avventuroso del velista, medaglie e coppe sono incominciate a piovere sulla testa degli sportivi, che sempre le hanno, idealmente e materialmente, ritenute vinte dal Circolo, non dai singoli sodali, non da singoli equipaggi. La vela è divenuta oggi simbolo di stato dei super-ricchi, e la possibilità di concorrere con successo alle massime gare internazionali dipende come non mai dalla disponibilità economica: per ricorrere a imbarcazioni costruite con tecniche ingegneristiche sempre più sofisticate, per procurarsi, costino quel che costino, i migliori elementi da unire in somma di singoli piuttosto che in equipaggio nato e cresciuto insieme, stretto da vincoli che vanno ben di là dal lavoro (si adopera di proposito il vocabolo opposto a sport) comune. Ebbene, proprio negli ultimi vent’anni le barche e gli equipaggi di soci dell’Italia hanno ottenuto le massime affermazioni a livello mondiale, che ciascun appassionato conosce, o può conoscere, consultando gli annuari olimpionici o dei campionati.

Posted on: 02/02/2013, by : admin