La storia della Cartografia

rotta-dei-fenici03Pronti per un viaggio alle origini delle carte nautiche, dai peripli degli antichi naviganti all’ecumene di Anassimandro passando per gli assi ortogonali di Rodi e le intuizioni di Mercatore.

Con grande probabilità l’unico strumento a disposizione dei Fenici nel V sec. a.C per circumnavigare l’Africa fu uno scandaglio a filo. Con questo misuravano la profondità dell’acqua e, se spalmato di sego (grasso che riveste le regioni sottocutanee addominali e diversi organi interni del bue; in senso più ampio indica il grasso dei bovini, equini e ovini), riuscivano anche a determinare la tipologia di fondale marino osservando i residui di materiale che vi rimanevano attaccati. I Fenici erano comunque in grado di navigare orientandosi essenzialmente osservano il sole di giorno e le stelle di notte, in caso di nuvole il loro riferimento era la direzione del vento. Erano in grado di trovare il Nord celeste utilizzando la stella Kockab dell’Orsa Minore che offriva un riferimento più preciso rispetto alla Stella Polare. Molto probabilmente già i Fenici produssero dei documenti cartografici, purtroppo però non giunti ai giorni nostri.

fenici peripliLe prime testimonianze di cartografia nautica risalgono ai peripli, simili ai nostri attuali portolani, dove riportavano le distanze, i porti, gli approdi, i fiumi e altre informazioni utili per i marinai. I peripli venivano realizzati seguendo le indicazioni e i racconti dei naviganti, il più antico di cui ci giunge notizia è quello di Scilace del IV sec a.C.

talete5Nel VI secolo a.C il filosofo e scienziato greco Talete, utilizzò una proiezione gnomonica da lui ideata e intuì la sfericità della terra. Tale scoperta porterà alla necessità di separare la cartografia dalla geografia. Ne deriva che la geografia si occupò dello studio matematico-filosofico sull’origine, la forma e l’estensione della terra, mentre la cartografia si sviluppò in funzione della navigazione, con la necessità di essere rappresentata su un piano.

ecumene HerodotusT

Secondo lo storico Erodoto e il geografo Strabone, il primo cartografo che rappresentò l’ecumene ovvero la terra conosciuta e abitata, fu Anassimandro di Mileto. L’ecumene rappresentato aveva la forma di un dico piatto diviso in due continenti quasi equivalenti, l’Europa e l’Asia che comprendeva anche l’Africa, questo disco era circondato dalle acque dell’Oceano.

Dicearco da messinaLa cartografia scientifica basata sulla matematica, nasce invece con l’introduzione del reticolato per risolvere il problema dell’orientamento. Il reticolato fu inventato da Dicearco di Messina ed era costituito da due da due assi ortogonali passanti per Rodi. Sempre nello stesso periodo la terra fu suddivisa anche in zone climatiche utilizzando i concetti di Equatore, Poli e Tropici.

Con il periodo Ellenistico, iniziato nel 323 a.C.la marineria progredì molto velocemente, anche grazie  ai buoni equilibri politici che si instaurarono nel Mediterraneo, che favorirono l’aumento del traffico commerciale. I porti vennero attrezzati con strutture cantieristiche e lungo le coste vennero costruiti dei fari.

pinaceTimostene di Rodi, nel II secolo a.C, realizzò la prima Rosa dei Venti, grazie alla quale fu ideato il pinace, nell’antica terminologia marinaresca, rosa dei venti girevole, detta anche bussola pelasgica, dove erano dipinti i rombi dei venti principali: si orientava a mano secondo il punto dove il sole sorgeva, e serviva come guida nella navigazione. Nello stesso secolo Polobio, introdusse il concetto di scala e l’applicazione rigorosa della geometria nella composizione delle carte.

Agrippa_pushkin_museumCon buona probabilità,  la flotta di navi militari di Agrippa che esplorò gran parte del Nord Europa nel I secolo a.C., ebbe a disposizione per la navigazione mappe, portolani, scandaglio a filo, la rosa dei venti, il pinace e la clessidra. Con i dati raccolti dai viaggi di Agrippa, Giulio Cesare fece costruire la grande mappa del mondo Orbis Pictus, dove per la prima volta l’ecumene apparve divisa in tre parti: Europa, Asia, Africa.

atlante Tolomeo

Il geografo greco Tolomeo, nel II secolo d.C., raccolse e ordinò in modo rigoroso tutte le conoscenze sulla cartografia acquisite fino ad allora in 13 volumi chiamati Almagesto. Scrisse anche Geographia  divisa in 8 volumi dove furono raccolti i principi della geografia, della matematica, e della cartografia, oltre a fornire le indicazioni per la costruzione i una carta del mondo in proiezione conica, chiamata Atlante Tolemaico.

Tolomeo ideò anche l’astrolabio, uno strumento astronomico tramite il quale era possibile localizzare o calcolare la posizione di corpi celesti come il Sole, la Luna, i pianeti e le stelle. Poteva anche determinare l’ora locale conoscendo la latitudine, o viceversa. Per molti secoli, fino all’invenzione del sestante, fu il principale strumento di navigazione.

bussolaokVenezia, Genova, Pisa e Amalfi intorno all’anno mille divennero sempre più potenti e grazie al risveglio culturale europeo la ricerca scientifica applicata alla navigazione fece passi da gigante. E’ in questo periodo che viene ideata la bussola magnetica, la cui invenzione rivoluzionò il mondo della navigazione facilitando gli spostamenti e favorendo le nuove scoperte che da lì a poco avrebbero cambiato radicalmente la visione del mondo dell’epoca. Il campo magnetico terrestre era già noto nell’antica Cina, ma si deve alla città di Amalfi l’adattamento del campo magnetico alla navigazione.

Carta-potolanoIl diffondersi della bussola permise ai cartografi di sviluppare una nuova cartografia nautica, le carte portolaniche. Nel 1300 Genova diventò un punto di riferimento per tutto il bacino del Mediterraneo, per quanto riguarda la cartografia. Nello stesso periodo furono prodotti anche i primi portolani, tra i quali il più antico giunto a noi, è  un’edizione del Compasso da Navegare del 1296. In questo straordinario portolano, vi sono descritti le coste del Mediterraneo, le distanze, le rotte e le caratteristiche dei porti, degli ancoraggi e dei fondali. E da qui in poi  la ricerca e i progressi in campo nautico furono inarrestabili.

Portugal_dos_pequenitosIl Principe Enrico di Portogallo detto il “navigatore” nel 1420 fondò a Sagres, nelle vicinanze di capo S.Vincenzo, un osservatorio dove riunì astronomi, matematici, cartografi geografi e marinai di tutta Europa. Lo scopo della riunione di tutte queste grandi menti era quello di indirizzare l’attività nautica verso l’esplorazione delle terre ignote. Si tornò quindi a parlare di Terra sferica, longitudine e latitudine grazie anche al ritrovamento nel 1409 di Geographia, l’opera di Tolomeo che era stata praticamente dimenticata dopo la fine dell’Impero Romano. Grazie a questo osservatorio si portò a termine l’astrolabio nautico derivato da quello ellenico, già utilizzato e modificato dagli arabi. Lo strumento che però fu maggiormente utilizzato dai marinai europei fu il quadrante che serviva a determinare la latitudine, per le prime tavole di declinazione occorrerà invece aspettare  le effemeridi di Georg Peurbach che furono pubblicate nel 1457 a Vienna.

Furono quindi questi gli strumenti di bordo a disposizione di Cristoforo Colombo, Vasco de Gama e Magellano per le loro esplorazioni. Le loro grandi scoperte furono decisive per il successivo sviluppo della civiltà e l’evoluzione della scienza. In modo particolare, Magellano riuscì a definire i confini della Terra correggendo la misura delle sue dimensioni che erano a disposizione dai tempi di Tolomeo.

fig1mercatoreLa cartografia nautica migliorò velocemente esigendo strumenti sempre più precisi e su base matematica. Gerhard Kremer un olandese detto Mercatore nel 1569 pubblicò la costruzione della proiezione di Mercatore, questo sistema permise anche di rettificare le lossodromie. In seguito furono ideate altre proiezioni per la costruzione di una carta nautica, come quella conica di Heinrich Lambert detta conforme di Lambert in uso anche ai giorni nostri. Per la misurazione della latitudine il quadrante venne sostituito dal sestante, mentre per la cronometroh4longitudine nel 1761 l’orologiaio inglese Jhon Harrison inventò il cronometro di bordo H4. Tutte queste invenzioni permisero al comandante inglese James Cook di navigare per l’Oceano Pacifico con una precisione mai ottenuta fino ad allora.

Un’ulteriore svolta si ebbe nel 1895 grazie a Guglielmo Marconi con la prima trasmissione di un messaggio senza fili. Le invenzioni che seguirono dalla radio al radiogognometro, dal radar ai sistemi di radionavigazione e nel  XX secolo grazie al Gps viene elaborata la cartografia nautica elettronica. La carta elettronica interfacciata al Gps e agli strumenti elettronici di bordo permettono ad una imbarcazione di navigare in qualsiasi condizione di visibilità e a qualsiasi coordinata terrestre con una estrema precisioni e con ridotti margini di errore.

Tratto da “Bolina”

Posted on: 02/02/2015, by : admin