Dicearco di Messina

La storia della Cartografia

rotta-dei-fenici03Pronti per un viaggio alle origini delle carte nautiche, dai peripli degli antichi naviganti all’ecumene di Anassimandro passando per gli assi ortogonali di Rodi e le intuizioni di Mercatore.

Con grande probabilità l’unico strumento a disposizione dei Fenici nel V sec. a.C per circumnavigare l’Africa fu uno scandaglio a filo. Con questo misuravano la profondità dell’acqua e, se spalmato di sego (grasso che riveste le regioni sottocutanee addominali e diversi organi interni del bue; in senso più ampio indica il grasso dei bovini, equini e ovini), riuscivano anche a determinare la tipologia di fondale marino osservando i residui di materiale che vi rimanevano attaccati. I Fenici erano comunque in grado di navigare orientandosi essenzialmente osservano il sole di giorno e le stelle di notte, in caso di nuvole il loro riferimento era la direzione del vento. Erano in grado di trovare il Nord celeste utilizzando la stella Kockab dell’Orsa Minore che offriva un riferimento più preciso rispetto alla Stella Polare. Molto probabilmente già i Fenici produssero dei documenti cartografici, purtroppo però non giunti ai giorni nostri. Continue reading