Cookie Policy I cavalieri dell’Ordine della Nave o degli Argonauti di San Nicola | Ottante
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Papa Urbano VI incoronò Carlo di Durazzo, come re Carlo III di Napoli e di Sicilia, nonché re di Gerusalemme con una solenne e fastosa cerimonia, a Roma il 2 giugno del 1381. Il titolo di re di Gerusalemme era puramente onorifico, in quanto quel regno era da tempo nelle mani dei nemici della Cristianità. Carlo III nel dicembre dello stesso anno, decise di dare vita ad un nuovo Ordine Cavalleresco, detto della Nave o degli Argonauti (Marinai) di San Nicola, con lo scopo di conquistare la Terra Santa. L’Ordine della Nave era legato all’idea tradizionale di crociata, ma si distingueva, da tutti gli altri ordini religiosi-militari del suo tempo, per il suo spirito marinaresco. Non è un caso la scelta di San Nicola, vescovo di Mira, quale protettore dell’ordine da parte di re Carlo III, fondatore e primo gran maestro dell’ordine, infatti, nel medioevo, la figura di San Nicola oltre a essere molto pregato nella veste di protettore delle navi e dei marinai, conciliava benissimo le esigenze religiose-militari con quelle marinaresche, era uno dei santi più amati dai cavalieri degli ordini religiosi-militari, soprattutto presso i Templari. Carlo III ampliò ed abbellì la chiesa dedicata a San Nicola, allora costruita nei pressi del molo del porto di Napoli, era in questa chiesa che si raccoglievano e si armavano i cavalieri dell’Ordine della Nave o degli Argonauti di San Nicola. E sempre in questa sede si tenevano annualmente i capitoli generali dell’Ordine, il 6 dicembre, giorno consacrato appunto alla festa del santo. I capitoli erano presieduti personalmente da re Carlo, nella sua qualità di Gran Maestro. Dal 1381 i cavalieri celebrarono sempre solennemente la festa del 6 dicembre. La regina Giovanna, nel 1425, ampliò ulteriormente la chiesa, e vi costruì un hospitale per i marinai poveri. Nel 1527 il viceré spagnolo don Pietro di Toledo, dovendo procedere alla costruzione delle nuove mura per la fortificazione di Castelnuovo, fu costretto a demolire l’intero complesso religioso-ospitaliero, ma edificò nelle vicinanze un nuovo tempio dedicato a San Nicola, conosciuto fino all’Ottocento col nome di San Nicola alla Dogana, come testimonia lo scrittore Gennaro Aspreno Galante nella sua Guida Sacra della città di Napoli (Napoli, 1872). Il padre gesuita Nicolò Giannattasio, nella sua Storia Napoletana redatta in lingua latina, riportò l’elenco dei nomi dei primi cavalieri ascritti all’Ordine. L’Ordine della Nave o degli Argonauti di San Nicola non sopravvisse molto alla morte del suo fondatore, tanto che il suo declino giunse alla fine del XIV secolo. L’abito da cerimonia dei cavalieri dell’Ordine della Nave era composto da una clamide di colore azzurro, con dei gigli d’oro ricamati. L’insegna dell’Ordine era una nave in mezzo alle onde tempestose, con il motto NON CEDO TEMPORI e rappresentava la fortitudo della fede dei milites cristiani in mezzo al mare tempestoso dei destini umani, oltre a essere una chiara allegoria della Chiesa di Roma, vista come nave della salvezza per tutti i credenti. L’effigie della nave, veniva anche raffigurata su di una medaglia, appesa al collo con un cordone intrecciato di seta bianca e rossa, terminante con una nappina e del nastro dei medesimi colori. Il copricapo era un berretto di velluto nero, recante una piccola placca in oro con il simbolo della nave sbattuta dalle onde.

San Nicola nacque a Pàtara di Licia in Asia Minore, l’odierna Turchia tra il 260 e il 280 dC. Abbandonati tutti i suoi averi divenne vescovo della città di Mira (ora Demre) e partecipò al Concilio di Nicea del 325, morì a Mira il 6 dicembre presumibilmente dell’anno 343dC. Dopo la sua morte venne subito santificato, e divenne ben presto protettore delle popolazioni che si affacciavano sul bacino del Mediterraneo, soprattutto dei marinai, che si recavano in pellegrinaggio al suo sepolcro, posto nei dintorni di Mira. La sua popolarità crebbe in modo esponenziale e a Costantinopoli nel VI secolo erano già state erette venticinque chiese in suo onore. Quando i turchi invasero l’Asia Minore, la popolazione della Puglia all’epoca sotto il dominio dei Normanni, pensò di sottrarre il corpo del venerato santo dalle mani degli infedeli e di dargli una nuova e più solenne sepoltura nella città di Bari. Nell’aprile del 1087, una nave con a bordo 62 marinai, salpò da Bari alla volta di Mira, dove la nave vi si fermò con il pretesto di fare rifornimento d’acqua, per procedere poi verso Antiochia per prendere un carico di grano. Nella notte, scesero a terra alcuni marinai armati, la leggenda narra che a capo della spedizione ci fossero un certo Matteo e un certo Grimoldo, il primo armato di un martello ruppe la lastra di marmo del sarcofago e con una rete raccolse le ossa del santo che giacevano in un miracoloso liquido trasparente detto manna, e le passò a Grimoldo, il quale le avvolse in un saio. Tornati a bordo con le preziose reliquie, la nave salpò per la rotta di ritorno. Nel frattempo le sante ossa, conservate all’interno di una botte, continuarono a trasudare quel liquido miracoloso. Giunti a Bari le spoglie del santo vennero caricate su un carro trainato da buoi, i quali, dopo un breve tragitto, non vollero più proseguire. E proprio in quel punto vennero edificate le prime fondamenta di una grande cattedrale, terminata nel 1089, che ancora oggi custodisce, nella sua cripta, il sarcofago di San Nicola. Molto probabilmente Carlo III quando fondò il suo ordine cavalleresco, pensò proprio a questi coraggiosi marinai-soldati. Inoltre il particolare della rete narrato nella leggenda, fornisce una spiegazione plausibile alla venerazione che i pescatori nutrono verso San Nicola loro protettore.

Nelle chiese di religione ortodossa l’icona di San Nicola appare spesso come terza icona sacra, dopo quelle di Gesù e Maria. Grazie alla sua strenua difesa contro tutte le eresie è appellato Difensore dell’Ortodossia, o Morskoi ovvero protettore dei marinai. Nell’iconografia ortodossa il santo viene raffigurato con i paramenti vescovili, l’aureola, il Vangelo nella mano sinistra e la destra alzata nel gesto di benedire, circondato da sedici icone più piccole, tra le quali ne spicca una dove il santo placa la tempesta e salva una nave da sicuro naufragio. Ancora oggi una sua immagine non manca mai sulle navi, della marineria greca. C’è un’antica quanto poetica cerimonia dei marinai dell’isola di Chios, i quali, quando il mare infuria e la nave è in pericolo, gettano tra le onde dei piccoli pani, benedetti precedentemente nella chiesa di San Nicola, invocando l’intervento del santo. La sua effigie quale patrono dei marinai, era perfino scolpita sulle prue delle navi olandesi, che solcavano l’Atlantico, alla conquista delle terre del Nuovo Mondo, l’America. Divenne poi santo patrono della città di Nuova Amsterdam, l’attuale New York. Anche le due date canoniche in cui si festeggia il santo, il 6 dicembre, giorno della sua morte e della sua salita al cielo, e il 9 maggio, giorno della traslazione del suo corpo a Bari, hanno in un certo qual modo a che fare con il mondo della marineria. Infatti San Nicola sembra presiedere l’inizio e la fine del periodo di navigazione nel tempo medievale. Ai primi di dicembre  iniziava la cattiva stagione in mare, mentre ai primi di maggio, con il mare più calmo riprendevano le navigazioni e, soprattutto dai porti pugliesi, cominciava nel Medioevo la spola con i porti della Terrasanta.