Cookie Policy TITANIC, 100 anni dalla tragedia. Tante "verità", una sola colpa. | Ottante
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Nella notte fra il 14 ed il 15 aprile 1912, cioé un secolo fa, si consumava una delle peggiori catastrofi che la storia della navigazione ci ha tramandato: era il transatlantico più grande, più lussuoso, più famoso; era la massima espressione della tecnologia dell’epoca tanto da esser quasi universalmente ritenuto inaffondabile, vero gioiello della marina mercantile regina dei mari; era condotto, nel suo viaggio inaugurale, da ufficiali d’indiscussa professionalità ed esperienza, certamente secondi a nessuno.Eppure questo capolavoro dell’era industriale, a circa 500 miglia a sud di Terranova, urtava un iceberg e, dopo un paio d’ore d’agonia, s’inabissava, provocando la morte d’oltre 1500 persone, fra cui molta gente importante quali membri dell’alta società e miliardari famosi.

Disastri marittimi anche peggiori ce ne sono stati tanti, sia in tempo di pace (p.e. Traghetto Dona Paz, 1987, 4836 vittime) che in tempo di guerra (p.e. ex transatlantico Wilhelm Gustloff, 1945, circa 9000 vittime), ma la copertura mediatica riservata al Titanic é stata, per evidenti motivi, infinitamente più vasta, senza paragone con nessun’altra sciagura marittima: migliaia di libri, una infinita quantità di articoli, una ventina di opere cinematografiche, un fantasmagorico edificio museale e persino un Titanic Festival nel Titanic Quarter di Belfast (esattamente dove la nave fu costruita) e tant’altro ancora. Di tutto ciò l’esempio universalmente più conosciuto è il film di Cameron, in cui una ricostruzione quasi perfetta del bastimento e della tragedia fa da sfondo al romanzo (fiction) d’amore di Jack e Rose (passeggeri inventati, mai esistiti).

Circa le cause della tragedia si é pubblicata ogni sorta di ipotesi, quasi sempre almeno opinabili e non primarie: dall’errore di navigazione e di manovra alla qualità degli acciai e dei rivetti, dalla corsa al nastro azzurro all’inadeguatezza del timone, dalla carenza di scialuppe alla loro impropria utilizzazione, dalle vedette senza binocoli al ritardo nell’arrivo dei soccorsi. Ma la vera causa fondamentale del disastro fu una ed una sola: l’imprudenza, rappresentata dalla velocità (oltre 20 nodi, cioè oltre 10 metri al secondo) alla quale il gigante procedeva in acque segnalategli quali infestate da icebergs ed estese banchise, in una notte buia di novilunio (anche se con atmosfera limpida) e mare stranamente liscio come una tavola; gli icebergs raggiunte certe condizioni notoriamente si rovesciano e la nuova parte emersa non è bianca e lucente ma oscura ed opaca, ed è proprio un ostacolo di questo genere che le vedette avvistarono ad occhio nudo (i binocoli, specialmente dell’epoca, in un simile caso non avrebbero certo aiutato) a 400 metri di prua: a quella velocità con un dislocamento di 50000 tonnellate qualsiasi manovra evasiva sarebbe comunque stata inefficace e l’accostata che l’ufficiale di guardia tempestivamente ed istintivamente impostò non ebbe fortuna.

Eventuali colpevolizzazioni sono il prodotto del senno di poi e dell’ignoranza delle norme, delle consuetudini e della tecnologia di quei tempi: allo scomparso Comandante, infatti, nulla fu addebitato, poiché allora non era né norma né consuetudine che un piroscafo di linea rallentasse se l’atmosfera era limpida. Si cercarono colpevoli e si crearono capri espiatori, ma nessuno, sopravvissuto o scomparso, venne sanzionato per la disgrazia.

A chiusura di queste brevi note, si vuol ribadire che la prudenza, sostenuta da un’adeguata conoscenza del mare e dei mezzi a disposizione, era ed é il requisito basilare del navigante, sia di mestiere che da diporto: é solo tale prudenza che in definitiva avvisa quando e quanto si rischia: il Titanic (come il Wilhelm Gustloff ed il Dona Paz, anch’essi vittime d’imprudenze) rischiò e pagò.

Autore: Sergio 

Autore: MARIA ESTER