LA LUNGA ROTTA DEL CLUB VELA PORTOCIVITANOVA

Grazie alla concessione dell’amico Augusto  CINGOLANI, autore del seguente articolo, ci pregiamo di pubblicare, a puntate la storia del Club Vela Portocivitanova, il nostro club.

Ormai “vecchio” di più di 60 anni di storia, regate e vittorie prestigiose, è attualmente uno dei più attivi e vivi del centro adriatico. Buona lettura. Al prossimo articolo.

LA LUNGA ROTTA DEL CLUB VELA PORTOCIVITANOVA

I – La Fondazione.

 

Il Club Vela Portocivitanova ha ora 60 anni! Il cinquantenario è passato fra feste e cene, ma nulla è rimasto a testimoniare questi lunghi anni “di storia, di mare e di vittorie” come recita il motto nella targa a ricordo dell’avvenimento. Senza nessuna pretesa di ricostruzione storica, sarebbe troppo lacunosa e richiederebbe troppo lavoro, desidero come omaggio al Club redigere alcune testimonianze e accadimenti della vita passata che ricordo con intima soddisfazione e che personalmente mi hanno segnato nel carattere e nella passione sportiva. Gli anni passano, molte persone che hanno vissuto i primi anni della vita del Club sono scomparse e così come usualmente si dice. “quando muore un anziano scompare una biblioteca” personalmente mi dispiace che un così grande patrimonio di ricordi, di vita vissuta e di avventura scompaia. E’ così struggente trovarsi con altri amici sulla terrazza e raccontare le varie vicende accadute e poi pensare che anche le nostre biblioteche un giorno scompariranno e nulla rimarrà se non qualche freddo documento o qualche foto sbiadita che prima o poi saranno dispersi in una ulteriore ristrutturazione.

 

A Civitanova Marche, in dialetto, si apostrofa chi commette errori navigando a vela “chessì un greco?!” Mi piace far riferimento a tempi molto antichi (del resto gli antichi greci arrivarono sulle nostre coste) e pensare che a vela si sia sempre navigato sul nostro mare: basta pensare alle lancette dalle variopinte vele che pescavano o a barconi più grandi che commerciavano con la Dalmazia. Se pensiamo alla vela come sport i ricordi arrivano agli anni 30 del secolo passato quando una stretta cerchia elitaria che veleggiava davanti al Lido Cluana (la battigia arrivava a pochi metri dalla balaustra) o s’incontravano per qualche regata alla Lega Navale di Porto San Giorgio o al Reale Yacht Club Adriatico ora Stamura, in Ancona, biancovestiti e magari con berretto da ammiraglio.

Dopo la seconda guerra mondiale il mondo era completamente cambiato e non è facile oggi pensare cos’era Civitanova allora, anzi Portocivitanova: un grosso borgo diviso fra “marinà” e “cecchettà” limitato a nord dal fosso della Castellara, ad ovest dalla ferrovia e a sud dalla ex casa del Balilla: al di fuori c’era qualche villetta liberty, qualche casa e poi campagna, pineta, il fiume Chienti (per noi la giungla di Tarzan), la discesa di San Marone per le carriole. I bombardamenti dell’ultima guerra si erano fatti sentire e gli anni del dopoguerra si distinguevano per la mancanza di tante cose, anzi quasi tutto, ma non certo di solidarietà e intraprendenza: ne vediamo ora i risultati!

Il 10 giugno del 1949 venne ricostituita la Delegazione cittadina della Lega Navale Italiana su stimolo dell’Ammiraglio Paolo Moroni e presieduta da Mario Cambiotti.

Solo tanta passione e altrettanto ottimismo in quel momento poteva ispirare un ristretto gruppo di persone di organizzare, l’anno seguente, il 26 marzo, i pochi appassionati per far nascere un’associazione di velisti sportivi e avere una sede. L’idea si concretizzò stilando un documento di fondazione della Sezione Velica della Lega Navale Italiana a casa di Livio Merani, spezzino emigrato a Portocivitanova, alto e segaligno come le travi che lavorava da esperto e abile maestro d’ascia, nominato Presidente, insieme a Mario Cambiotti, già Presidente della Delegazione della Lega Navale, Federico Franceschini, meglio conosciuto come Fifì, Umberto Modigliani (Bebetto), Primo Paniccia (Primetto), Enzo Ranieri, Aldo Saccoccio.

 L’unico vero esperto di vela era sicuramente Livio Merani che negli anni precedenti aveva partecipato a numerose regate vincendo premi importanti come la Coppa “Barone Rolli” per ben due volte a Trieste con il “Tonina”, 6 metri stazza nazionale, da lui costruita e di proprietà del prof. Mario Barucchello, altro mitico personaggio della vela, biancovestito in estate, alto, grosso e barbuto, da noi più giovani poi conosciuto come “von Baruk”. Intorno a questo gruppo crescevano velisticamente altri giovani: Arduino Cellini, proprietario del “Monello”, 6 metri, Giulio Maccari con la “Lucia”, 6 metri, costruiti dal Cantiere Merani così come il “Vega” di Bebetto e Ninni Modigliani, poi Gianfranco Cellini con una barchetta di difficile classificazione, Domenico (Domè) Broccolo con l’ ”Audax”, 6 metri, “Nimbo III”, 6 metri, di Fabio De Carolis, un recanatese e poi Aldo Saccoccio, Giovanni e Lorenzo Eleuteri, Sesto Morresi e Mauro Merani, in quel momento in servizio di leva nella Marina militare ad Augusta.

L’atto conseguente a questa riunione a casa di Livio Merani fu la richiesta di affiliazione della Sezione Velica, intitolata al giovane Agostino Martellini jr., scomparso prematuramente in quegli anni, e di aiuto per lo sviluppo dello sport velico e per la costruzione di una Sede, avanzata con tanto entusiasmo e fiducia alla Lega Navale Italiana. Dopo breve tempo arrivò dalla sede nazionale della LNI un bel pacco contenente una monumentale macchina da scrivere “Underwood”, probabile residuato bellico, e la richiesta del pagamento di una somma. per quelle tasche, improponibile (non sono riuscito ad accertare la cifra) per perfezionare l’affiliazione! Visto che la disponibilità finanziaria non era equivalente all’entusiasmo, la cosa cadde lì e il monumento fu rispedito al mittente con tanti ringraziamenti.

Tra il 1949 e il 1950 si cerca di incrementare sia il numero dei Soci sia la partecipazione alle regate. Per la prima attività si decise di acquistare dal Cantiere Navale della Società Costruzione Meccaniche “A. Cecchetti”, situato appena a nord della ex Casa del Balilla, una imbarcazione in legno di difficile classificazione (qualcuno la definì una specie di “buturozzo”), lunga 8 metri, però armata a vela, tipo cutter, per il costo di Lire 200.000 vecchie, ma veramente vecchie Lire! Fu versata la somma di L. 50.000, il resto, molto dignitosamente, “a respiro” come recita il verbale del Direttivo! La barca fu battezzata “Elena”, opportunamente zavorrata con bella pietra di fiume per poterla far navigare a vela! Con questa imbarcazione si cercò di fare proseliti: navigazione fra Porto Potenza e Sant’Elpidio e addirittura partecipazione a regate; e infatti la lista dei Soci si allungava e l’entusiasmo cresceva!

Per la seconda attività si partecipa alle regate che venivano organizzate dalle altre Società veliche della costa, con avventurosi trasferimenti via mare con le imbarcazioni ( i 5,50 e i 6 metri) tra vela e remi! Famoso fu il trasferimento per la regata del 25 luglio in Ancona da parte delle nostre imbarcazioni via mare a vela: “Lucia” con Giulio, Livio e Sesto, “Monello” con Arduino, Giovanni e Primo e “Vega” con Bebetto, Ninni. Ad un certo punto calato il vento si mise mano ai remi …. per chi li aveva a bordo! Infatti i tre prodi del “Vega” non avendo remi si arrangiarono con la chitarra di Aldo a mo’ di pagaia verso Ancona dove arrivarono quando tutto era finito! Immaginate sotto il Conero a pagaiare con una chitarra! Nonostante tutto (e non è che la navigazione fosse agevole!) il “Lucia” con al timone Livio Merani si classificò 1° e 7° il “Monello” nella classe 6 metri S. N. Comunque i successi arrivarono e le partecipazioni aumentavano magari organizzandosi per i trasferimenti oltre che a vela e a remi anche a traino di qualche volenterosa motobarca. Infatti a Senigallia, il 6 agosto, la Sezione Velica della L.N.I. di Portocivitanova piazzandosi ai primi tre posti con “Nimbo III”, “Lucia”, “Audax” oltre il “Vega” al settimo, vinse la Coppa Sanguinetti, precedendo in classifica, la L. N. di Pesaro e la gloriosa Stamura di Ancona.

 Nella stessa regata per la categoria 5,5 S. N. valevole per la qualificazione al Campionato Italiano della Classe vinse “Rondine II”, una deriva modificata per rientrare nella classe, equipaggio: Livio Merani, Bruno e Sesto Morresi. I successi proseguirono nelle Regate a Porto San Giorgio con 1° Livio su “Lucia”, 2° Mauro su “Monello” e 3° Domè su “Audax” nella classe 6 m  e 1° Primetto su “Rondine II” nelle classe 5,5 m S. N.  A coronamento dei successi veramente eclatanti per una Sezione Velica appena costituita arrivò il 9° posto per Livio Merani su “Rondine II” nella Classe 5,5 m S. N. al Campionato Italiano tenutosi a Rimini tra il 18 e il 21 Agosto.

L’esigenza e il desiderio di avere una sede propria era altrettanto sentito quanto, se non di più, dell’entusiasmo di partecipare alle regate, ma non era altrettanto facile realizzare un tale sogno. In una fredda domenica di novembre si prese possesso della zona di arenile avuta in concessione, a seguito di una precedente richiesta, all’interno di quello che doveva essere il futuro porto rifugio. Allora del porto c’era il progetto e solo un abbozzo del molo sud: la guerra aveva fermato tutto. Ma fantasia e idee non mancavano; con alti e bassi fra eccitazioni e delusioni, si cercarono finanziamenti, ahimè con scarso successo, nelle direzioni più disparate: autorità varie, politici locali e nazionali più o meno emergenti, personaggi vari … il Sindaco di New York e il Principe Ranieri di Monaco nominato allora Presidente Onorario, ma siamo ancora in attesa di una Sua accettazione!

Il 1950, primo anno di vita e primo anno giubilare post bellico, si chiuse con una Assemblea Generale il 2 dicembre alla presenza di ben 17 soci presenti e 10 deleghe! L’Assemblea elesse un nuovo Consiglio Direttivo, alla luce dello Statuto approvato all’atto della fondazione e fu di nuovo chiamato, alla carica di Presidente, il Socio Livio Merani.

La costruzione di una sede propria con i servizi rimase l’argomento principale dei momenti successivi, ma di finanziamenti nemmeno l’ombra. Ciò che non mancavano erano idee e proposte su come trovare i capitali: dalle feste danzanti alla distribuzione di quote azionarie. Con fasi alterne si cominciò a concretizzare almeno il progetto cui mise mano l’allora giovane geometra Mario Guarnieri.

Della costruzione della sede ne parleremo in una prossima puntata.

PS. Desidero ringraziare con amichevole affetto tutti coloro con cui ho diviso il tempo sulla terrazza del Club a chiacchierare e a godere le brezze marine; non li cito per la paura di dimenticarne qualcuno.

Ringrazio il Club per avermi messo a disposizione materiale documentale e fotografico e l’amico Angelo per avermi dato una mano a sfogliarlo.

Posted on: 03/05/2011, by : simona