L'astrolabio nautico

L’astrolabio nautico, semplificazione di quello astronomico, serve a rilevare l’altezza degli astri.

Risalente al XVI sec. acquisì la sua forma e il suo peso definitivi: bronzo e ottone per due chilogrammi per renderlo più stabile alle oscillazioni della nave.

 

Si compone di un cerchio graduato con un asse al centro fissato ad un’intelaiatura: l’intersezione di tale intelaiatura con il cerchio del raggio situato a 180° presenta la maggior massa di materiale con la quale l’astrolabio è costruito perché faccia effetto piombo mantenendo la posizione verticale anche in difficili condizioni di navigazione.

 

Disponeva inoltre di un anello o gancio di sospensione per introdurvi un dito e sostenere lo strumento.

Esso era utilizzato per misurare l’altezza degli astri, generalmente della Stella Polare o del Sole a mezzogiorno.

A questo scopo, la medeclina, l’elemento che ruotava attorno all’asse dell’astrolabio, aveva due piccole piastre, le pinnule, forate al centro, attraverso le quali si guardava verso le stelle o si proiettava la luce del sole, per prendere di mira l’astro.

Lo scopo originario era il calcolo di una delle coordinate posizionali, la latitudine, osservando l’altezza del sole.

Per fare questo i naviganti mantenevano sospeso l’astrolabio all’altezza della vita, facendo ruotare la medeclina in modo che la luce del Sole passasse attraverso i fori e si proiettasse su una superficie piana, per poi misurare l’altezza del Sole con il cerchio graduato.

Quest’operazione, generalmente effettuata qualche minuto prima di mezzogiorno, era chiamata dalle genti di mare, “pesare il sole”.

La lettura dell’intersezione della medeclina sulla scala indicava l’altezza meridiana del Sole e consultando le tavole di declinazione solare era possibile calcolare la latitudine.

Grazie agli astrolabi nautici i marinai dell’epoca, pesando il Sole, furono in grado di navigare in tutti gli Oceani: fu utilizzato da Colombo, dai fratelli Pinzon, da Vasco da Gama, da Juan de la Cosa tra i secoli XV e XVII.

“Colui che voglia rilevare il Sole con l’astrolabio in mare, si dovrà sedere vicino l’albero maestro, là dove la nave si muove meno e sorreggendo con il dito secondo della mano destra il suo anello, dovrà collocare il viso e l’astrolabio dritti di fronte al sole, quindi alzerà e abbasserà la medeclina,  affinchè il Sole entri per i due fori delle pinnule e così prenderà dall’astrolabio i gradi che mostra la punta della medeclina, e farà con essi i conti secondo le regole” (Dr. Garcia de Palacio. Istruzioni per navigare. Messico 1587).

A metà del sec. XVI cominciò la sua decadenza rimpiazzato man mano dalla ballestriglia e dal quadrante di Davis.

Pochi astrolabi nautici sono giunti fino ai nostro giorni, tuttavia, con l’archeologia subacquea, è stato possibile recuperarne numerosi esemplari: attualmente al Museo Marittimo di Greenwich, ne sono catalogati 80.

La maggior parte di essi prende il nome dal luogo o dalla nave dove sono stati rinvenuti.

Posted on: 26/05/2011, by : simona